A seguito degli eventi accaduti in Resident Evil Retribution, l'umanità è ridotta ai minimi termini dopo che Alice è stata tradita da Wesker a Washington D.C. Come unica sopravvissuta del gruppo che avrebbe dovuto combattere le orde di non morti, dovrà fare ritorno nel luogo in cui l'incubo ha avuto inizio - a Raccoon City, dove la Umbrella Corporation sta radunando le sue sforze per sferrare un colpo fatale contro gli unici superstiti all'Apocalisse. In una lotta contro il tempo, Alice si unirà agli amici di una volta e, grazie a una nuova improbabile alleanza, si scontrerà con orde di non morti e con nuovi mostri mutanti. Fra la perdita delle sue capacità sovrumane e l'imminente attacco dell'Umbrella, Alice vivrà la sua avventura più difficile, nel tentativo di lottare per salvare il genere umano, che rischia di precipitare nell'oblio.
Sarà che sto invecchiando, ma l'aggressione sensoriale di Resident Evil 6 - The Final Chapter non è stata facilissima da digerire. E il 3D della proiezione alla quale ho assistito non è stato molto d'aiuto in questo senso, tanto per quanto riguarda il disordine cinetico, quando per l'ulteriore incupimento di una fotografia già scura di suo.
Ma, 3D a parte, il modo in cui Paul W.S. Anderson aggredisce lo spettatore nelle sequenze inziali, dopo i primi cinque minuti d'inutile riassunto delle puntate precedenti, ha un'aggressività che si patisce: più per un montaggio iper-frenetico che riduce le inquadrature in schegge taglienti e impazzite, che per l'azione in sé.
Un azione che, però, in questo modo, risulta spesso borderline (o qualcosa di più) con l'incomprensibilità.
Se a questo aggiungiamo la studiata pesantezza della colonna sonora che accompagna le scene, e il fatto che solo lentamente, e mai del tutto, il regista abbandona e scioglie in una semi-normalità action contemporanea la sua caratteristica, estremizzata firma autoriale, si può capire come questo capitolo finale di una saga iniziata quindici anni fa ci metta dell'impegno per operare una brusca selezione del suo spettatore tipo. A escludere gente come me.
Però. C'è un però.
Perché alla fine così non è stato. Perché - aspetto visivo a parte - la sfacciataggine con cui Resident Evil 6 esagera, con cui ignora volutamente ogni forma di verosimiglianza narrativa, con cui porta tutto all'estremo e alle estreme conseguenze di gesti, azioni e storie, è talmente sciamannata da meritare quasi un briciolo d'ammirazione.
Questo Final Chapter è assurdo, sproporzionato, infantile, perfino ovvio: ma in maniera così pura e cristallina, così sciguraratamente dissennata che, abbandonandosi al movimento della storia e alle vicende della sua protagonista, si riesce a scavare sotto lo sporco e le incrostazioni, le brutture e gli squilibri, e a scorgere un divertimento grezzo e ancestrale.
Tutto questo, va detto, sarebbe stato impossibile senza Milla Jovovich, che di questo film, di questi film, non è solo la protagonista o la colonna portante, ma la struttura totale e la presenza costante e immanente.
Quando Milla, coi tutti i suoi 41 anni, col tutto il suo essere ancora una delle donne più belle e affascinanti del mondo, fa la sua cosa, quando inizia a menare come un fabbro mentre volteggia come un'acrobata del Cirque du Soleil, sfidando a mani nude o all'arma bianca creature che nemmeno si saprebbe da dove iniziare a descrivere, l'adesione al film è totale, l'incredulità non è qualcosa da sospendere, ma che non esiste nemmeno.
E allora via, con lei, sempre con lei, attraverso strade desolate, città rase al suolo, basi sotterranee, affrontando zombie rabbiosi, cani infernali, creature indefinibili, cattivi cattivissimi e trumpiani, i loro cloni, l'immancabile traditore.
E lo spettro di quello che abbiamo sempre saputo.
Alice dovrà specchiare i suoi bellissimi occhi azzurri nel buio delle sue vere origini (che non sono difficili da indovinare, dai); infilare la mano nel groviglio misterioso del suo rapporto con la Umbrella, mentre armate di non morti marciano al seguito di pazzi esaltati e altri pazzi esaltati si credono Dio alle prese col Diluvio.
Alice lo farà, è il suo destino, non potrebbe essere altrimenti. Un destino ovvio e banale come la trama del film; un destino che seguirà, per il nostro guilty pleasure, fino alle estreme conseguenze.
Lo diceva già qualcuno, e in qualche modo lo dice anche lei: "il destino è quel che è, non c'è scampo più per me."
O forse sì.
Credit: Federico Gironi ComingSoon.it
- DATA USCITA: 16 febbraio 2017
- GENERE: Azione, Horror, Thriller
- ANNO: 2017
- REGIA: Paul W.S. Anderson
- ATTORI: Milla Jovovich, Ali Larter, Iain Glen, William Levy, Ruby Rose, Shawn Roberts, Eoin Macken, Fraser James
- SCENEGGIATURA: Paul W.S. Anderson
- FOTOGRAFIA: Glen MacPherson
- MONTAGGIO: Doobie White
- MUSICHE: Paul Haslinger
- PRODUZIONE: Capcom Company, Capcom Entertainment, Constantin Film International DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures
- PAESE: Germania, Australia, Canada, Francia
- DURATA: 106 Min



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